La
poesia di Andrea Casoli esemplifica bene i caratteri di quella che è stata
definita, nell’ambito della poesia del Novecento, “linea
crepuscolare”: quella linea, cioè, che partendo da Pascoli, da
Gozzano e dai crepuscolari, si è sviluppata, fino alla fine del
secolo, al di fuori dell’ermetismo, da una parte, e dei più
recenti sperimentalismi neoavanguardistici dall’altra. L’attenzione
rivolta ai fatti minimi della vita quotidiana e alle emozioni più
semplici, ma anche più sottili e più fini; un realismo appena
accennato; un lirismo corretto spesso dall’ironia: sono questi gli
elementi del “crepuscolarismo” casoliano, cui si aggiunge, a
segnarlo in modo inconfondibile, una perizia metrica assolutamente
non comune.