mercoledì 22 marzo 2017

Nello sguardo del figlio





Viaggio dentro la poesia di Rocco Scotellaro
Rocco Scotellaro

Di  Antonello Sollai

Se la poesia dovesse mai avanzare una pretesa sarebbe innegabilmente quella di voler essere ascoltata.
E non per obbedire alla sua primigenia oralità. Piuttosto per la sua sottesa urgenza di trasmissione delle istanze in essa contenute, evitando sia il binario morto dell’autoreferenzialità che le mobili sabbie dell’oblio.
Ecco, quindi, che la poesia diviene strumento, azione (pragmatismo) e lascito (testamento storico, morale e umanitario): assioma che al giovane Rocco Scottellaro dovette sembrare capitale per la concretizzazione degli ideali morali e politici che già si andavano formando in lui nell’adolescenza.

mercoledì 30 novembre 2016

L'estro poetico di Angelo Maria Ripellino




Angelo Maria Ripellino
Di Leonardo Tonini

Tre elementi si leggono nelle poesie di Angelo Maria Ripellino, tre elementi autobiografici, che si fondono insieme con una verve chagalliana di descrizione surreale e fiabesca della storia e del reale: la sofferta militanza comunista, la vasta e profonda cultura e la salute precaria. A questo si può aggiungere una onestà di fondo, non scontata nei letterati spesso vittime del loro stesso personaggio, che gli fa perdonare qualche ingenuità sentimentale. Famosa è la chiusa di Praga magica, scritto dopo i carri armati:

martedì 8 novembre 2016

Breve riflessione su poesia e canzone

Roberto Vecchioni 
Di Giuseppe Cerbino

In occasione di una intervista televisiva, il cantautore Roberto Vecchioni ebbe a dire che la poesia di oggi è prevalentemente autoreferenziale, criptica e di conseguenza inaccessibile al grande pubblico. Secondo Vecchioni, intervenendo sulla polemica circa l'assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan, la parola non è solo scrittura ma mito che si è diffuso con la voce. Questo è vero ma per quanto tale affermazione non possa essere contestabile, bisogna tener conto altresì che non è scritto da nessuna parte che il poeta debba essere, per così dire, “popolare”. Io sostengo da sempre che il tumore della poesia è la pretesa ad essere letta. Ed è una pretesa tanto ambiziosa quanto pericolosa per la poesia stessa. E' una situazione limite che testimonia il fascino e il paradosso di questa forma espressiva tanto esaltata quanto commiserata come il sintomo di chi non sa scrivere. Basti leggere interventi come quelli di Alfonso Berardinelli per avere conoscenza dell'opinione della critica nei confronti della poesia contemporanea. Il punto è che se non si sa più scrivere è perché alla scrittura, alla letteratura in generale non si riesce più a chiedere nulla; non si riesce a chiedere che valore deve essere invocato per uscire dal pantano in cui ormai ci troviamo. La poesia, soprattutto quella dell'ultimo secolo, per non parlare di quella contemporanea, crea il senso del pantano, ci e si aiuta attraverso la parola a navigarci, a intravvedere un sacro anche nella melma.

lunedì 31 ottobre 2016

Lorena Turri e la "metrica" del dolore

Lorena Turri
Di Giuseppe Cerbino

Solo nello spasmo del parto comprendiamo la tenuta del mondo: la sua vicenda di dolore e di esaltazione per la vita. Nel femminile è possibile riconoscere queste dinamiche; ecco perché, da questo punto di vista c'è molta sapienza in tanta poesia scritta da donne; il che non vuol dire che le donne sappiano di più ma vuol dire che il dolore delle donne ripete simbolicamente il mancare e il sorgere in questo strano mondo in cui ci troviamo a essere.

Nella poesia di Lorena Turri (Castelnuovo di Carfagnana - 1958) la “sapienza” è una costola strappata all'Adamo che non sa dire il suo dolore ma cerca il motivo di un vuoto. Si diventa sapienti solo calibrando il dolore di un “parto” già inscritto in una metafora soffocante. Tristezza è questa stanza,/svuotata di speranza/dove parola muta/muta in parola vuota, scrive la Turri in alcuni suoi versi.

martedì 4 ottobre 2016

Tommaso Landolfi e la poesia

Tommaso Landolfi
Di Leonardo Tonini

Considerato uno dei più importanti autori del novecento, Tommaso Landolfi (1908 - 1979) pubblicò a sorpresa, nel 1972, una corposa raccolta poetica, Viola di Morte, a cui fece seguito, nel 1977, Il tradimento[1]. All’uscita del primo volume, lo scrittore ha 64 anni e una prolifica carriera di romanziere e scrittore di racconti, alle spalle. È inoltre saggista e traduttore dal russo, gode della stima della critica e la sua opera è presente in antologie e su riviste. È in quegli anni più citato che letto, non ha molti lettori, ma oggi, la recente, e ancora in corso, edizione di tutte le opere per la casa editrice Adelphi raccoglie un discreto consenso di pubblico. Conosciuto è il caso di un racconto scritto in una strana lingua, incomprensibile, inventata a detta dei critici e poi svelatasi come costituita di parole sì aduse, ma tutte italianissime, saccheggiate da un vecchio dizionario[2].

venerdì 30 settembre 2016

“SOPRA UN PONTE DI NULLA”: LUCE E ASSENZA NELLA POESIA DI ANNA MARIA ORTESE

Anna Maria Ortese negli ultimi anni della sua vita
Di Carla Cenci

[SECONDA  PARTE -  Leggi la prima parte]

Che per la Ortese la poesia precedesse spesso la scrit­tura in prosa indica allora quanto la minore ricercatezza formale del verso e la sua chiara immediatezza fossero il segno di una preoccupazione preminentemente morale, nell'ottica di un impegno radicale con la vita umana. La prosa avrebbe poi intrapreso la strada che le compete, con un prodotto dal valore artistico più articolato, veico­lante un intreccio complesso dei contenuti, in cui colpi­sce, all'interno della prediletta dialettica realtà-irrealtà, la costante ossimorica delle situazioni:
«Miriadi sono le cose incompiute [...]. Vi è una verità di cose incompiute, degradate — o Umanità, o Realtà, o triste Bellezza! — dove più o meno tutto confluisce».14 Questo ne Il cappello piumato. Ma basti per tutto la sintesi descrittiva del Conte D'Orgaz, maestro di 'espressività' della ragazza Damasa: «Tutto, in questo giovane, era antica assoluta perfezione, e un interiore silenzio, e una dolcezza nata da cose inesorabili. Egli era come la morte quando giunge tra i fiori».15 L'ossimoro impronta dinamicamente di sé tutti i particolari del reale, l'essere nella sua essenza, e la Ortese ne fa il cardine strutturale dell'opera letteraria, spesso fatta di ritorni che sono in realtà lontananze e di svelamenti che sono invece nuovi sigilli del mistero, manifestando in tal modo una precisa intuizione metafisica.

lunedì 26 settembre 2016

“SOPRA UN PONTE DI NULLA”: LUCE E ASSENZA NELLA POESIA DI ANNA MARIA ORTESE

Anna Maria Ortese 
Di Carla Cenci

[PRIMA PARTE]

«Deve sempre ritornare il mattino? Mai non finirà la
violenza di ciò che è terrestre? [...] Misurato fu alla luce il suo tempo; ma senza tempo e senza spazio è il dominio della notte».1
L'inno di Novalis alla notte, alla vita senza confini che il giorno inutilmente spinge nei recinti dell'apollineo, esprime pure senza scarti il valore simbolico che la cifra notturna progressivamente assume nell'opera poetica di Anna Maria Ortese, spesso analogicamente accompagnata dalle altre assai connotate figure della luna e del mare. «E ovunque spinga / lo sguardo, luce [...]. Ma non basta / alla mia mente, ché la luce è indizio / di vita, lotta e decadenza. E l'urto / sento di folle, e premono sul cuore / tutti i verdi pianeti, e sento il forte respiro di quei mari [...] / Limite a questa vita, o Notte, o puro / silenzio! Cuore / [...]  Limite, senza termine! Profonda, / profondissima culla! Tu che generi, Notte, quest'alba!»2
Il testo è rappresentativo della tensione romantica che attraversa tutta la produzione in versi della Ortese, dove lo stile è spesso prepotentemente effusivo, mirato all'espansione del sentimento e del patetico, in alcuni casi iperbolicamente visionario. Anche la 'verticalizzazione' dei contenuti, protesi verso le due opposte direzioni dell'alto e del basso, dell'aspirazione trascendente e dello scavo nel profondo dell'esistenza, procede verso la stessa direzione privilegiando non solo tematiche esistenziali e panico-naturalistiche, ma anche filosofiche e morali, metafisiche e religiose.