martedì 30 ottobre 2018

Il Viaggio salvatico di Gianpaolo Mastropasqua



                                                                                                                        di Pasquale Lucio Losavio
Gianpaolo Mastropasqua

Viaggio salvatico è un’Opera. Lo è perché è il risultato di un percorso, di una lunga sedimentazione, esistenziale e letteraria, è la conclusione di un discorso interiore cominciato molto tempo fa e che ha portato Gianpaolo Mastropasqua, appunto, all’Opera. Il Viaggio salvatico (Fallone editore, 2018) è un’Opera per stabilità, compattezza, equilibrio fra materia e forma; è l’Opera di Gianpaolo Mastropasqua perché dice una parola conclusiva in questa fase della sua evoluzione letteraria. E Gianpaolo Mastropasqua è un poeta, un vero poeta. Non solo dal punto di vista sostanziale e di stile di vita ma, anche e soprattutto, dal punto di vista formale. Molto spesso si trascura l’aspetto tecnico della poesia, a favore della creatività, di quella che viene chiamata ‘ispirazione’. C’è in Mastropasqua una limpidezza formale, una ricchezza lessicale, una costruzione ritmica, musicale del verso che tradisce la sua formazione di musikosaner. Delle quattro armonie greche, la lidia, la frigia, la jonica e la dorica, è proprio questa ultima che sembra propria di Mastropasqua. La dorica è la musicalità tipica dell’eroe, che accompagna le vicende epiche, che sottolinea il coraggio come virtù. E, in questo senso, è rivelativo il titolo scelto per questa opera: Viaggio salvatico.

lunedì 26 marzo 2018

Intorno alla poesia di Andrea Casoli


Di Giangiacomo  Amoretti



La poesia di Andrea Casoli esemplifica bene i caratteri di quella che è stata definita, nell’ambito della poesia del Novecento, “linea crepuscolare”: quella linea, cioè, che partendo da Pascoli, da Gozzano e dai crepuscolari, si è sviluppata, fino alla fine del secolo, al di fuori dell’ermetismo, da una parte, e dei più recenti sperimentalismi neoavanguardistici dall’altra. L’attenzione rivolta ai fatti minimi della vita quotidiana e alle emozioni più semplici, ma anche più sottili e più fini; un realismo appena accennato; un lirismo corretto spesso dall’ironia: sono questi gli elementi del “crepuscolarismo” casoliano, cui si aggiunge, a segnarlo in modo inconfondibile, una perizia metrica assolutamente non comune.

venerdì 2 febbraio 2018

Passione, realtà, conoscenza nel pensiero della poesia

Risultati immagini per Lotman
Il  semiologo russo 

Jurij Michajlovič Lotman

Di Carla Cenci 

L’arte è la lingua della vita,
col suo aiuto la realtà ci parla di sé.

J. M. Lotman 1



Degli innumerevoli tentativi di definizione della poesia, che si ostina sempre, puntualmente, a rimanere indefinibile, quello di Jorge Louis Borges forse esprime meno di tutti una definizione: la poesia, dice, è “una passione e una gioia”.2
Con questo assunto, a prescindere dai fini espressivi e dalla varietà di generi che possono orientare un poeta, dal comico al tragico, dall’elegiaco al parodico, e via elencando, si riconosce generalmente alla poesia la qualità di rappresentare un’esperienza emozionale intensa e gratificante. Che si tratti poi di un’esperienza non connessa solo a dinamismi intellettuali, ma anche mimeticamente fisici, possiamo dedurlo facilmente, perché, a ben guardare, al godimento di una bella poesia partecipa tutto il corpo. Pensiero, emozione, gesto, voce, tutto confluisce in un evento sintetico, speciale e misteriosamente attraente.

mercoledì 22 marzo 2017

Nello sguardo del figlio





Viaggio dentro la poesia di Rocco Scotellaro
Rocco Scotellaro

Di  Antonello Sollai

Se la poesia dovesse mai avanzare una pretesa sarebbe innegabilmente quella di voler essere ascoltata.
E non per obbedire alla sua primigenia oralità. Piuttosto per la sua sottesa urgenza di trasmissione delle istanze in essa contenute, evitando sia il binario morto dell’autoreferenzialità che le mobili sabbie dell’oblio.
Ecco, quindi, che la poesia diviene strumento, azione (pragmatismo) e lascito (testamento storico, morale e umanitario): assioma che al giovane Rocco Scottellaro dovette sembrare capitale per la concretizzazione degli ideali morali e politici che già si andavano formando in lui nell’adolescenza.

mercoledì 30 novembre 2016

L'estro poetico di Angelo Maria Ripellino




Angelo Maria Ripellino
Di Leonardo Tonini

Tre elementi si leggono nelle poesie di Angelo Maria Ripellino, tre elementi autobiografici, che si fondono insieme con una verve chagalliana di descrizione surreale e fiabesca della storia e del reale: la sofferta militanza comunista, la vasta e profonda cultura e la salute precaria. A questo si può aggiungere una onestà di fondo, non scontata nei letterati spesso vittime del loro stesso personaggio, che gli fa perdonare qualche ingenuità sentimentale. Famosa è la chiusa di Praga magica, scritto dopo i carri armati:

martedì 8 novembre 2016

Breve riflessione su poesia e canzone

Roberto Vecchioni 
Di Giuseppe Cerbino

In occasione di una intervista televisiva, il cantautore Roberto Vecchioni ebbe a dire che la poesia di oggi è prevalentemente autoreferenziale, criptica e di conseguenza inaccessibile al grande pubblico. Secondo Vecchioni, intervenendo sulla polemica circa l'assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan, la parola non è solo scrittura ma mito che si è diffuso con la voce. Questo è vero ma per quanto tale affermazione non possa essere contestabile, bisogna tener conto altresì che non è scritto da nessuna parte che il poeta debba essere, per così dire, “popolare”. Io sostengo da sempre che il tumore della poesia è la pretesa ad essere letta. Ed è una pretesa tanto ambiziosa quanto pericolosa per la poesia stessa. E' una situazione limite che testimonia il fascino e il paradosso di questa forma espressiva tanto esaltata quanto commiserata come il sintomo di chi non sa scrivere. Basti leggere interventi come quelli di Alfonso Berardinelli per avere conoscenza dell'opinione della critica nei confronti della poesia contemporanea. Il punto è che se non si sa più scrivere è perché alla scrittura, alla letteratura in generale non si riesce più a chiedere nulla; non si riesce a chiedere che valore deve essere invocato per uscire dal pantano in cui ormai ci troviamo. La poesia, soprattutto quella dell'ultimo secolo, per non parlare di quella contemporanea, crea il senso del pantano, ci e si aiuta attraverso la parola a navigarci, a intravvedere un sacro anche nella melma.

lunedì 31 ottobre 2016

Lorena Turri e la "metrica" del dolore

Lorena Turri
Di Giuseppe Cerbino

Solo nello spasmo del parto comprendiamo la tenuta del mondo: la sua vicenda di dolore e di esaltazione per la vita. Nel femminile è possibile riconoscere queste dinamiche; ecco perché, da questo punto di vista c'è molta sapienza in tanta poesia scritta da donne; il che non vuol dire che le donne sappiano di più ma vuol dire che il dolore delle donne ripete simbolicamente il mancare e il sorgere in questo strano mondo in cui ci troviamo a essere.

Nella poesia di Lorena Turri (Castelnuovo di Carfagnana - 1958) la “sapienza” è una costola strappata all'Adamo che non sa dire il suo dolore ma cerca il motivo di un vuoto. Si diventa sapienti solo calibrando il dolore di un “parto” già inscritto in una metafora soffocante. Tristezza è questa stanza,/svuotata di speranza/dove parola muta/muta in parola vuota, scrive la Turri in alcuni suoi versi.