venerdì 16 ottobre 2020

“I miei colori scalzi” di Carmina Esposito

 


Carmina Esposito, è poeta e pittrice, quindi un'artista a tutto tondo, la sua raccolta di versi ha come titolo I MIEI COLORI SCALZI – Giuliano Landolfi Editore

Carmina disegna le emozioni con una poesia che si distende nella pagina in maniera lucida e chiara; non raggiunge l’effetto attraverso zone misteriose ed enigmatiche, ma tramite il verso che ha pronunciamenti e cadenze lievemente musicali e si propone al sentimento-ricordo. La sua personalità creativa dispone di altre corde, ha cioè la possibilità di scoprire in se stessa e nel mondo, non meno felicemente, anche altre cadenze . In primo luogo, il commosso lirismo degli affetti domestici:

Certe ore del giorno

abbracciano sorrisi di figli

e gonfiano il petto

di rondine che torna al suo tetto

sabato 26 settembre 2020

Un cammino in Lucania di Luca Crastolla.


 Poesia di  viandante quella di Luca Crastolla, una poesia che si impregna dell'umido della roccia su cui  scivola un uomo attrezzato ma  non sempre "cauto". Quella di Luca è  una parola che affronta il rischio non di cadere ma di sdrucciolare. Ne sono un chiaro sintomo queste tre liriche scritte in occasione di un "cammino" in Lucania che, neanche a farlo apposta,  porta con sé parte del nome del viandante che la visita. Quasi a voler rappresentare un incontro tra due anime distinte eppure uguali. Anonime ma mai malate di indifferenza. Le proponiamo con in calce una nota di lettura del poeta Alfonso Guida. 

sabato 19 settembre 2020

INCERTO CONFINE di Stefano Vitale e Albertina Bollati

Di Giuseppe Cerbino



Con la silloge “Incerto confine” pubblicata per "Disegno diverso" con le illustrazioni di Albertina Bollati, Stefano Vitale si conferma nella coerenza del dettato che lo connota da sempre e con cui egli fa coniugare poesia e impegno sociale: due poli che spesso vengono ritenuti inconciliabili ma che nella espressione poetica si legano grazie al potere stesso della parola. 
Se è pur vero che la poesia chiama, è altresì vero che la sua non è una chiamata alle armi ma al dolore dell'altro. Questa constatazione si invera nella scrittura di Vitale che vede  in essa una sorta di riverbero del suo impegno sociale a tutto tondo.  “E' il segno di un'altra orbita” direbbe Montale ma non possiamo ipotizzare che essa apra a una vita migliore per me quanto piuttosto che faccia apparire una nuova condizione per una responsabilità che permetta di riflesso una convivenza. Vitale ne è tanto consapevole quanto dotato di sufficiente realismo per concludere che il cammino, in tal senso, è ancora lungo e faticoso. Ci rimane tuttavia il rimedio dell'espressione artistica, la vera costante, in Vitale, di ogni adesione etica che tuttavia rimane defilata irrintracciabile nella realtà, eppure in perenne appello ai poeti. 

giovedì 3 settembre 2020

Recensione ad "In canto a te", raccolta di Lucianna Argentino, (Samuele editore, 2019)

 


“Ha occhi verdi, ardenti, un’omelia indecente

alla mia fuga tra i pori della sua sostanza.

Ha sembianza di siepe, ma a volte

diviene un sicomoro e dalla sue spalle io

abbraccio Dio.”

Quell'amore, non qualche amore, che resta, impiantato nel ventre dalla sua nascita. Per causa, non per caso. L'amore che ruota e ritorna perché è entità naturalmente formata e che segue armonicamente il suo ellittico cammino. Non è mai andato via, è sfuggito per reggersi e non morire, per la redenzione dei corpi che non vivono senza avvinghiarsi. Un amore che si allinea al senso di grazia, cosciente del suo limite corporale, inesorabilmente valicato e strappato, dal desiderio vissuto senza pentimento.

mercoledì 12 agosto 2020

Tra il Piave e la luna di Michele Carniel

 

                                                                                                                                      Di Franca Donà

Una scrittura originale, velata di malinconia, a tratti di un cinismo dolceamaro che cela una grande sensibilità. Il titolo mi ha colpito da subito, forse perché anche le mie origini hanno a che fare con le terre del Piave, ma non solo questo; c’è un mistero sottile, un filo di parole, di emozioni che creano un legame invisibile tra ciò che rappresentano questi due elementi così distanti e diversi tra loro. Un fiume che racconta una storia, gloriosa e antica, di popoli e tradizioni, l’acqua si tinge di rosso-sangue nei tramonti, e la luna riluce di sogni e promesse. Tutto ruota intorno all’amore, illumina ogni pagina, ne consacra il verso, lo protegge, lo innalza fino alle stelle più luminose e impossibili, diventa sensuale e gentile attraverso i gesti bianchi delle mani, nella ricerca del piacere “rinchiuso nei confini dei nostri desideri, ed i tuoi occhi non sono mai stati così espliciti | governano i miei spegnendone l’oscurità…” ed ecco quindi l’aspetto etereo, l’ossimoro del lato oscuro spento dal fuoco della passione. Michele Carniel crea questo ponte immaginario tra il Piave e la luna con visioni oniriche e riflessioni profonde, in cui consapevolezza e disincanto indossano il linguaggio della quotidianità.

lunedì 27 luglio 2020

Viviana Viviani _ Se mi ami sopravvalutami


 


Di Beatrice Orsini

Una consapevolezza agrodolce attraversa i testi di Viviana Viviani, ossia lo sfasamento temporale che caratterizza ogni incontro e – per estensione – ogni relazione umana, soprattutto quella amorosa. L’appuntamento è, da sempre, mancato (L’universo non vuole/che ci incontriamo oggi); anzi, in maniera ancora più estrema, si potrebbe dire che l’appuntamento è tale proprio in quanto mancato e, ciononostante, pervicacemente preteso e inseguito (“Ho sfinito le amiche/e mia madre ti odia/non c’è più nessuno/per parlare di te”). Un’antinomia per nulla incoerente si riverbera ad ogni pagina: quella che, da un parte, è avvertita del disincanto insito in ogni amore e, dall’altra, quella che non vuole rinunciare al miraggio dell’altro.

martedì 19 maggio 2020

"Le parole dell'inquietudine" di Gabriella Paci


Amazon.it: Le parole dell'inquietudine - Paci, Gabriella - Libri
Di Giuseppe Cerbino

La poesia è un canto tanto ostinato e raro, quanto è più praticato da alcuni eletti, è una resistenza per pochi perché  questi ultimi non accettano una felicità d'accatto, preconfezionata. Da sempre il poeta rifiuta la “felicità” (terrena e mondana) perché comprende che la realtà è tragica ed evoca a  sé quel vento di inquietudine stordente i nostri ma che  che stimola le nostre coscienze. Ne è consapevole Gabriella Paci nella sua silloge “Le parole dell'inquietudine” per Luoghi Interiori Editore.

Già dai primi versi del libro si coglie in maniera lucida tale consapevolezza nella misura in cui ciò che ci inquieta non è un ladro che scardina gli infissi delle nostre sicurezze ma è proprio quella zona d'ombra che interpola queste stesse sicurezze. Si vive dell'inquietudine come si vive di un farmaco con fortissimi effetti collaterali che, però, fa tornare alla vita. Senza inquietudine non potremmo nemmeno volgere lo sguardo al Bene; non potremmo cercarlo se non fossimo stimolati da una forma totale di disadattamento al mondo.

giovedì 26 marzo 2020

Per una fenomenologia del dire poetico: in margine a Rosella Bucari “Tutte le parole per non dirlo"


Di Lucia Triolo



Muovo dal famosissimo “Canto di me stesso” di Walt Whitman: “Canto me stesso, e celebro me stesso/ E ciò che assumo voi dovete assumere”, procedo imbattendomi in “Autoritratto entro uno specchio convesso” di John Ashbery: “Lo specchio scelse di riflettere solo ciò che egli vedeva/e che bastava al suo scopo: la sua immagine/ vetrificata, imbalsamata, proiettata a un angolo di 180°” e mi ritrovo tra le mani un piccolo libro dal curioso titolo: “Tutte le parole per non dirlo”.
Mi chiedo: una provocazione? Per non dire cosa? Risposta: “Che sono così”, “Che ho paura”, “Che ho speranza”, “Che l’amore ha tante facce”. E dunque, infine

“…quello che non riuscirei mai ad ammettere, ad
esprimere direttamente.
Allora cerco le parole che sappiano girarci intorno.
Intorno alle mie paure, ai miei amori, alle mie voglie
Le parole che lascino intravedere senza raccontare” (XIII).

Ah, ecco, afferro: come da una potatura sapiente rifiorisce più vivo e più fecondo il desiderio di raccontarsi!

….

sabato 21 dicembre 2019

Marina Marchesiello - La resurrezione necessaria


Di Federico Preziosi 

Carne e ossa. Di cos’altro è fatto un essere umano? Sì, certamente si può dire anche di emozioni e sentimenti, eppure quanto resterebbe di queste in assenza di carne e ossa? Da queste premesse sembra muoversi la poesia di Marina Marchesiello contenuta nella silloge La resurrezione necessaria, affidata alla curatela di Giuseppe Cerbino per la collana Lepisma Floema di Controluna Edizioni: versi dove il corpo diventa l’oggetto depositario dell’esistenza.

Carne e ossa si pongono in relazione al tempo, nell’arco della vita mutano nelle dimensioni e nelle forme, costituiscono la struttura portante della parabola umana. Ciò non deve spingere il lettore a credere di essere dinanzi a una poesia dai toni lugubri o gotici, tutt’altro. Marina Marchesiello canta la vita  attraverso la pienezza del corpo: non esiste alcun compimento, nessun desiderio, non restano nemmeno le emozioni una volta che il corpo ha concluso la propria esperienza. In quest’ottica la poesia di apertura, Sono sopravvissuta per la bellezza, è già molto eloquente: «Sono sopravvissuta per la bellezza / di essere rimasta sempre un corpo / con una fantasia a parte» (p. 16), come dire, senza corpo si è già fuori dal perimetro della vita, deprivati del proprio Essere. «Io vago con naso / io valgo di cuore / ancora annuso / se mi viene un ricordo lo amo / se mi viene un ricordo perdo il pelo / e le carezze me le manda il cielo» (p.18). 

sabato 7 dicembre 2019

Il dopo è solo per gli dei di Flavio Malaspina


Di Pasquale Vitagliano


Risultati immagini per Il dopo è solo per gli dei Flavio Malaspina"A me stesso che non esisto”. La raccolta di poesie Flavio Malaspina, presentato da Giuseppe Cerbino per la casa editrice Controluna (collana Lepisma Floema), ha un inizio folgorante e, per me, ricco di sorprendenti risonanze. Mi sembra un’opera sulla scrittura più che sul verso; sulla parola più che sulla forma poetica. Ne troviamo, forse, la dichiarazione. Qualsiasi cosa sia/ il dopo/ è solo per gli Dei. Dunque, Malaspina scrive di ciò che viene prima. E prima di Dio, appunto, c’è il verbo, la parola, il racconto.
Tutta la prima parte di questa raccolta ha la matura sfrontatezza di emanciparsi dal “brusio” del verso, quello che, se ben recitato e con accompagnamento musicale, attrae il pubblico, quello stesso pubblico che frequenta i reading poetici ma diffida della poesia scritta che resta prima voce. Un’altra conferma di questa linea viene dalla scelta di aver alfabeticamente strutturato la sequenza e l’ordine delle poesie. Tra il pane e la parola,/ domandandoci/ cosa nutre di più.

sabato 19 ottobre 2019

Recensione, Variazione Madre di Federico Preziosi


                                                                                                                          
   
                                                                                                                                 Di Gerardo Iandoli


Risultati immagini per VARIAZIONE MADRECon Variazione Madre (Roma, Editore Controluna, 2019), si sarebbe tentati di partire dal dato che subito colpisce il lettore: questa raccolta di liriche al femminile sono state scritte da un uomo. Eppure, prima di analizzare l’interazione tra testo e paratesto, bisogna studiare le poesie e preoccuparsi soltanto della voce che i testi stessi contribuiscono a creare, senza far riferimento a dati extratestuali.
Spesso, il soggetto femminile che parla rivendica il suo ruolo di madre: “Non pensavo poter essere madre” (p. 31), “Essere/una madre e una donna/una sola cosa” (p. 32), “io madre e amante” (p. 55). Andando più a fondo, si può considerare la poesia La camera (p. 27) il testo che più aiuta il lettore a comprendere la reale natura di questa soggettività. Emblematica la chiusa: “l’amniotico sa bene del Se/in assenza di Sé”.

domenica 22 settembre 2019

Premio Nobel a Salvatore Quasimodo: riflessioni dopo sessant'anni.





I PREMI NON FANNO UN POETA, ANCHE SE E' LEGITTIMO CHE UN POETA POSSA ASPIRARVI.

American biologist Arthur Kornberg (left), winner of the Nobel Prize for Medicine for his work (with Severo Ochoa) on RNA, sits with Italian Salvatore Quasimodo (1901 - 1968), winner of the Nobel Prize for Literature, as the pair await the arrival of the King & Queen of Sweden for the awards presentation ceremony, Stockholm, Sweden, December 14, 1959. (Photo by Express Newspapers/Getty Images)
Salvatore Quasimodo (a destra) durante la cerimonia del Nobel




Di Domenico Pisana


Quasimodo è sicuramente, fra i poeti del Novecento, quello che ha subìto da parte della critica gli attacchi più duri e, in alcuni casi, anche di bassa lega.
Il giudizio della critica militante si è snodato su due linee di movimento diverse, che hanno condotto a risultati contrastanti e non tali da poter essere assunti come fonti di indiscutibile autorevolezza, essendo viziati, a mio modesto parere, da pregiudizi mentali e “pre-comprensioni ideologiche”.
È importante, a nostro giudizio, cercare di capire come la critica letteraria si sia posta di fronte al Nobel di Modica, per poi giungere a delle considerazioni conclusive.

domenica 1 settembre 2019

"Il peso della luce" di Giovanni Sepe


di Federico Preziosi 



"Il peso della luce", (Contoluna Editore -  2018)  è una  silloge  di Giovanni Sepe a cura di Giuseppe Cerbino,  un talento spontaneo, probabilmente tra i più genuini che si possano trovare  nel panoroma letterario; egli rappresenta una figura emblematica dei tempi attuali: un  poeta che ha esordito su Facebook. Una nuova figura che  esprime una  verve demiurgica, senza appartenere a un contesto riconducibile alla cultura elitaria e salottiera, essendo oggi la poesia un’arte quasi prettamente esclusiva e poco accessibile a un grande pubblico di lettori.
La poesia dell’autore campano si nutre di immagini semplici, quotidiane e al tempo stesso vivide. Tale approccio esula da un retroterra di natura accademica: Giovanni Sepe non ha scuole alle spalle, e nemmeno riferimenti poetici ben definibili in cui è possibile decodificarlo, tutto sta nella naturale propensione al verso intesa come vera e propria vocazione. Nei suoi testi il linguaggio tende alla semplicità, talvolta anche metrica in endecasillabi spalmata su comuni figure che afferiscono alla realtà circostante: Napoli, i sentimenti, la famiglia, le contraddizioni della vita con forze e debolezze, i desideri, le malinconie del presente e del passato, anche recente. 

mercoledì 14 agosto 2019

"Del fare spietato" di Pasquale Vitagliano


Di Giuseppe Cerbino

Risultati immagini per del fare spietatoLa scrittura poetica di Pasquale Vitagliano da sempre riconosce negli oggetti e nelle cose la misura dell'uomo. Non può assolutamente fare a meno di questa prospettiva. L'oggetto è una sorta di arenaria che asciuga l'umor vitreo che rende possibile la visione. Vitagliano non manca di sottolinearlo soprattutto nella sua ultima raccolta “Del fare spietato” pubblicata per Arcipelago Itaca Editore:  il titolo  ricalca le formule dei saggi filosofici che trattano di determinati argomenti. Questo libro è, infatti, una trattazione in versi dell'inevitabile dramma che tiene insieme la realtà: “spietato” vuol dire letteralmente assenza di pietà ossia una condizione che non ci cautela e non ci preserva. Siamo nell'altezza più estrema ma con il vento in faccia.

martedì 16 luglio 2019

La misura del Silenzio di Davide Cuorvo

Di Armando Saveriano


La misura del Silenzio di Davide Cuorvo, silloge edita da Manni, nel novembre 2017, riesce ad affermare l’alternarsi di forme e di stati mutevoli, che fanno della metamorfosi il concetto di bellezza in tutte le gamme e le sfumature di una disperante e orgogliosa malinconia, come in un triste violoncello del colore, à la façon di alcuni exempla del precoce newyorkese Stanley Moss, che incontra già nell’infanzia le arie di Rossini e la facondia di Shakespeare. Passeggero e navigatore di un aerostato audace e filante, il giovane conzano di origini pompeiane sorvola terreni abusati per riconcimarli, per poetaformarli nell’operazione di disgaggio delle pericolanti tendenze che oggi –ahinoi– vanno per la maggiore, grazie alla personale concezione della Vita e della Creazione, grazie a quella creta follicolare che al suo momento fu magma e fece l’incandescenza di autori come André Breton, César Vallejo, Yehuda Amichai, Fernando Pessoa, Federico Garcia Lorca. Certamente, alla base della sperimentazione linguistica, ci sono per l’appunto le antiche lezioni di una zuffa tra senso e nonsense, di una contrapposizione tra spinta anarchica e rimpolpato classicismo, fra tratteggi astratti d’eco surreale e la presenza pressurizzante, sui fondali, di un nocchio di estraneità, sofferenza e solitudine. Scrive, nella prefazione, Wanda Marasco: Il silenzio immisurabile (in questo senso si potrebbe dire ossimorico il titolo della raccolta) fa da residuato di realtà e di pensiero. È un’ombra che si aggiunge a una nuova soglia da superare. Forse è la sostanza del cammino, la dismisura che continua a disegnare spettralità insieme a radici e vene…

giovedì 27 giugno 2019

Parola e Suono nella poesia di Cinzia Della Ciana

                                                                                                                                Di Giuseppe Cerbino

Diceva Alfonso Gatto che le poesie appartengono sempre alla voce di chi le ha intonate per la prima volta, ossia all'autore. Leggendo le liriche di Ostinato - Suite in versi (Helicon Editore) di Cinzia Della Ciana, la certezza di questa appartenenza vacilla sempre di più, man mano che ci si inoltra nelle varie sezioni di questa silloge che presenta la peculiarità di non dire alcunché della vita di chi l'ha scritta. A me pare un modo catartico di non essere ostaggi del proprio sentire troppo personale e psicologico, allo scopo di tornare alla “forza degli occhi” - per usare sempre una espressione di Gatto - e a quello stato di cose invisibile di matrice epicurea che è la musica.

giovedì 16 maggio 2019

Lucia Triolo, Metafisiche rallentate, Bibliotheka.


                                                                                                                            Di Federico Preziosi 

L’avevamo lasciata con l’amore ai tempi delle favole, nell’opera precedente “E dietro le spalle gli occhi”. Questa volta  Lucia Triolo, vincitrice della sezione Libri inediti della XI edizione del Premio Alberoandronico, torna con "Metafisiche rallentate", un’opera più ambiziosa e pregna di un mood totalmente diverso rispetto alla silloge precedente. Edita da Bibliotheka con la minuziosa prefazione di Armando Saveriano, Metafisiche rallentate dismette quasi del tutto i panni della favola: qui le poesie sembrerebbero rievocare un sapore quasi più filosofico, eppure quella di Lucia Triolo sembra essere una metafisica basata sui sentimenti senza il bisogno di essere sentimentali. Cambiano gli scenari, di gran lunga più intimi e concettuali e dal sapore vagamente mitteleuropeo, in cui albergano la vitalità e l’impossibilità di risolvere la distanza tra l’uomo e l’ineffabile, a partire dalla malinconia, dal passato che non ritorna e, naturalmente, dalla mancanza. C’è una dimensione onirica stesa pagina per pagina, in cui si rappresenta il conflitto tra il desiderio e il sospeso, tra possibile e impossibile: «E non c’è più fine/ quando amare/ diviene/ l’esecuzione continua/ della tua condanna/ a morte» la poeta intona un canto lapidario, “condanna a morte”, una perfetta immagine in cui la sospensione e l’indefinito non lasciano spazio ad una vita reale.

giovedì 2 maggio 2019

Versonador – Scenari della mente di Armando Saveriano

Di Federico Preziosi




Armando Saveriano
Sulla quasi trentennale esperienza poetica di Armando Saveriano ci sarebbe molto da dire a proposito delle evoluzioni, le suggestioni e anche riguardo alla ricchezza tematica dispiegata in versi dati alle stampe dapprima autonomamente e, successivamente, approdati su carta grazie ad alcune piccole case editrici. 

Lo stile attuale del poeta irpino appare piuttosto riconoscibile: i versi si presentano prevalentemente brevi, ma disciolti in lunghi monologhi privi di punteggiatura, pezzi impreziositi da una ricerca e un sentire lessicale fervido e vulcanico. Una poesia dedita al teatro, all’impressione e all’immedesimazione, che non rinuncia a un pizzico di improvvisazione e al tempo stesso strizza l’occhio alla confessional poetry. Coloro i quali nell’era di Facebook seguono Saveriano con cadenza quotidiana sono al corrente di certe espressioni poetiche. Tuttavia uno stile, anche solo per consolidarsi o crescere, ha bisogno di tappe che nel succedersi possono rivelarsi ugualmente interessanti, non solo al fine di rintracciare punti di approdo e di rottura di una determinata poetica, ma anche perché potrebbero costituire focus di interesse di per sé, autonomamente, tralasciando l’evoluzione ed il relativo giudizio.

venerdì 9 novembre 2018

SULLA POESIA E LE SUE NUOVE FORME

Di Alessandro Sebastiano Porto 

Alda Merinì
La poesia italiana procede oggi secondo diverse e cristallizzate direttive, tutte, non l’una meno dell’altra, chiuse e strette nel proprio stesso cerchio. Ne parlo, perché ho la fortuna di conoscere moltissimi versificatori che si muovono tra le varie correnti che la lirica nostrana oggi offre, taluni li conosco personalmente ed altri solo attraverso lo schermo. Essendo solito aggiungere su Facebook ogni qualuno produca qualcosa, specie se si tratti di poesia, e di consumare ferocemente ogni volume che appare nello scaffale dedicato nelle librerie, posso dire di conoscere e muovermi tra tutti quanti questi stili osservabili e riconoscibili. Questo poiché, senza pregiudizio alcuno, bisogna vedere e conoscere ogni forma, così da riconoscere quelle alle quali si ci vuole accostare e quelle dalle quali si ritiene sia meglio partirsi. Faccio quindi questo lavoro qui, come fosse una lettera aperta o semplicemente pubblica, rendendo noti a tutti i veterani o i neofiti dell’arte della penna quelle cose che in questi anni ho visto ed ho imparato e che sono state commentate anche in grande parte da personaggi autorevoli e testate giornalistiche di notevole impatto. I nomi che seguono non vogliono avere alcuno scopo pubblicitario, ma citare semplicemente quali siano i principali e degni di nota autori di una e dell’altra forma.

martedì 30 ottobre 2018

Il Viaggio salvatico di Gianpaolo Mastropasqua



                                                                                                                        di Pasquale Lucio Losavio
Gianpaolo Mastropasqua

Viaggio salvatico è un’Opera. Lo è perché è il risultato di un percorso, di una lunga sedimentazione, esistenziale e letteraria, è la conclusione di un discorso interiore cominciato molto tempo fa e che ha portato Gianpaolo Mastropasqua, appunto, all’Opera. Il Viaggio salvatico (Fallone editore, 2018) è un’Opera per stabilità, compattezza, equilibrio fra materia e forma; è l’Opera di Gianpaolo Mastropasqua perché dice una parola conclusiva in questa fase della sua evoluzione letteraria. E Gianpaolo Mastropasqua è un poeta, un vero poeta. Non solo dal punto di vista sostanziale e di stile di vita ma, anche e soprattutto, dal punto di vista formale. Molto spesso si trascura l’aspetto tecnico della poesia, a favore della creatività, di quella che viene chiamata ‘ispirazione’. C’è in Mastropasqua una limpidezza formale, una ricchezza lessicale, una costruzione ritmica, musicale del verso che tradisce la sua formazione di musikosaner. Delle quattro armonie greche, la lidia, la frigia, la jonica e la dorica, è proprio questa ultima che sembra propria di Mastropasqua. La dorica è la musicalità tipica dell’eroe, che accompagna le vicende epiche, che sottolinea il coraggio come virtù. E, in questo senso, è rivelativo il titolo scelto per questa opera: Viaggio salvatico.